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ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO


“Riprendi in mano la tua vita e il tuo tempo”. Ecco lo slogan che riecheggia da un lato all’altro dell’Europa e rimbalza negli Stati Uniti, dove la crisi ha costretto a ripensare non solo al nostro modello di sviluppo ma anche a come viviamo il nostro tempo. Quando il Premio Nobel Bertrand Russel scrisse ’Elogio dell’ozio’ forse non immaginava cosa sarebbe successo qualche decennio dopo, anche se ovviamente lo auspicava. Ma si sa, i grandi intellettuali sono spesso dei precursori. Ormai difatti i corsi di formazione ed evoluzione personale più ambìti non sono più soltanto quelli sull’efficienza sul lavoro e la produttività, ma ispirati ai temi dell’ozio creativo, come luogo di ristoro dell’anima, di rilassamento, oasi di libertà e perché no, di noia, che liberino la mente dai pensieri e dal rumore. Pensate che è nata addirittura un’Accademia del silenzio. Il filosofo Duccio Demetrio, autore da sempre originale, che scrisse a suo tempo “Elogio dell’immaturità”, ha lanciato a Torino un’iniziativa di laboratori culturali il cui nome è tutto un programma ‘Otium’. In Gran Bretagna il giovane James Ward ha riscosso grande successo in internet lanciando sul suo blog la ‘Boring conference’ ovvero la conferenza virtuale sulla noia. E il noto psicoterapeuta Masud Khan, autore di illuminanti libri sulla ricerca del proprio vero sé e dell’autenticità dell’individuo, ha trovato in merito una splendida metafora, ovvero quella di lasciare che la mente ogni tanto venga lasciata incolta, come un campo ‘a meggese’, ovvero quel periodo in cui la terra normalmente non viene coltivata, in modo che si riappropri di tutte le preziose sostanze nutritive che nel frattempo sono state catturate dalle colture intensive di frumento o mais, anche se in rotazione, per porre fine al mito dello sfruttamento a tutti i costi, perché alla fine la terra si impoverisce e ci costringe a usare pericolosi fertilizzanti chimici al fine di ‘doparla’, ostinandoci a farla produrre più di quanto natura voglia e consenta. E lo stesso, in fondo capita al nostro corpo e alla nostra mente, portandoci a uno stato confusionale, dove ogni movimento è ormai automatico e compulsivo, anche se gratuito e spesso insensato. Jacopo Fo, nei suoi corsi di Yoga demenziale e Zen occidentale, invita spesso i propri allievi a sbadigliare, in quanto lo sbadiglio è un momento di tregua e di stacco salutare, in cui il corpo si rilassa e poi riprende vita e vigore. La noia non è dunque una malattia sociale da combattere ad ogni costo attraverso l’iperattività, che invece si è rivelata negli anni una strategia rischiosa per la salute umana, in grado di procurare ansia e disturbi psicosomatici, oltre a renderci insoddisfatti e sfiniti a fine giornata. Siamo giunti dunque al capolinea del mito della supermamma, che ha spopolato in questi anni, la donna che lavora, cucina, alleva anche due o tre figli, va in palestra, in piscina a fare acqua gym per buttare giù i chili accumulati perché divora il cibo, affetta da bulimia nervosa, e nel week end si dedica al nordic walking, camminando in montagna fino allo stremo delle forze, senza un minuto di tregua. In caduta libera anche il mito dell’uomo superman, che salta a piè pari da un aereo all’altro, forzato a lavorare a ritmi sempre più incalzanti, e incapace poi di fermare il flusso di adrenalina anche nel week end, girando come una trottola che teme di rallentare, per il timore di accasciarsi al suolo, ossessionato dall’efficienza ad ogni costo. E quindi via, sempre di corsa, con la radio e la televisione costantemente accese, l’ossessione di controllare continuamente l’orologio, il tg, il telefonino e internet, come se ogni sms, e-mail o aggiornamento sulla cronaca fosse immediatamente indispensabile. Al bando dunque l’incapacità cronica di stare fermi, terrorizzati dal nulla e ossessionati dal fare, un movimento cinetico a volte insensato che ci fa vivere come girandole in balìa del vento: qualsiasi cosa pur di non restare immobili e quieti, ormai incapaci anche di rimanere incantati da uno splendido paesaggio o di conquistare la pace interiore per un istante, ignorando ciò che da sempre sostengono i saggi, ovvero che: ”La felicità è un mare interno” ed è dentro di noi e non fuori che dobbiamo cercarla, anziché girare all’impazzata per il timore di incontrare noi stessi, un incontro che, a detta di Jung, i più tendono a evitare. E per far fronte a questa moda in fase di tramonto non si esita a imbottirsi di vitamine la mattina e di sonniferi la sera. Ammettiamolo, siamo stati tutti catturati da questa sindrome protesa a ottimizzare il tempo a nostra disposizione, perdendo però di vista il senso della vita, la necessità di un momento di pausa, riflessivo e di ristoro, tediati da un crescente rumore dentro e fuori di noi. E proprio contro il fracasso e la frenesia si batte Nicoletta Polla Mattiot, che ha lanciato una campagna anti-rumore. Insomma la parola d’ordine è ‘disintossicazione’ da iperattività, per creare quello che potremmo definire uno ‘spazio bianco’. La psicoterapeuta Giuliana Gola consiglia di trovare la mattina e la sera almeno dieci minuti tutti per sé, da dedicare al silenzio e alla riflessione. E la noia è anche un toccasana quando si impara a osservarla, per permettere alla mente di vagare verso nuovi orizzonti, come fa la scrittrice Naomi Alderman, durante l’intera giornata dello Shabbat di tradizione ebraica, lasciando che le ore scorrano placidamente, senza il bisogno di esserci sempre costantemente in tempo reale, il che ci rende ansiosi e preoccupati e quindi non predisposti al nuovo, all’apertura al godimento della libertà che la vita può procurarci e donarci a ogni angolo, se solo ci fermiamo ad ascoltare e ad ascoltarci.

 
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