La sfida del Terzo Millennio
LA SFIDA DEL TERZO MILLENNIO
Dai tempi in cui il padre padrone si sedeva a tavola e tutti stavano zitti, e si dava del ‘loro’ a mamma e papà ne è passata di acqua sotto ponti. Il mondo è cambiato molto in fretta, forse senza darci il tempo di adattarci, creando una grande confusione. Da una parte una moltitudine privata del senso di appartenenza, disorientata, privata di quei riferimenti culturali, ideologici e religiosi che ci avevano guidato per secoli. Dall’altra una borghesia apolide di uomini e donne con ruoli e funzioni di medio e alto profilo che girano il mondo come trottole, saltando da un aereo all’altro, a volte ansiose di rifugiarsi il week-end in una casa rifugio, dove non si sentano più sospesi nel vuoto vorticoso di quel vivere continuamente in viaggio. Non esiste più la cosiddetta classe lavoratrice, e anche i ceti medi mostrano segni di cedimento, in crisi di valori e a volte anche di denaro. Rimasti senza più la bussola di antiche regole e norme morali, è arrivato come un fulmine a ciel sereno il disincanto, tanto repentinamente da sfociare non di rado nel cinismo senza ritegno. Non sono pochi a pensare che finalmente, dopo anni di regole e sacrifici, ‘si può fare ciò che si vuole’, dimenticando il fatto assodato che la nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro e che non possiamo legittimare piacere e felicità personali a spese del prossimo, giudicandolo erroneamente ingenuo, come invece accade sempre più spesso. I ragazzi intervistati in merito al futuro si dividono in due branche nettamente separate. Da una parte ecco alcuni giovanissimi e lucidi adolescenti, motivati a studiare e lavorare tenacemente, in quanto prematuramente consci della drammatica situazione che li aspetta: non c’è tempo da perdere, il mondo è capovolto, la tigre asiatica è inarrestabile, la selezione sarà drastica e non ti puoi permettere tentennamenti. Ma poi tanti, anzi troppi ragazzi, ormai senza alcuna remora morale, dicono di desiderare al primo posto denaro e successo, imitando i pessimi modelli televisivi e propagandistici, dove sono la visibilità a ogni costo e l’arroganza a spadroneggiare. Alcuni giovani cercano così vie d’accesso facilitate, vedi la diffusione dell’escort-ismo e l’afflusso dei molteplici aspiranti ai talent show. Molti ragazzi ignorano o denigrano i genitori, che spesso non posseggono gli strumenti per contrastarli e per essere autorevoli, e li lasciano fare, con conseguenze comportamentali non di rado imprevedibili e rischiose. Le ragioni? C’è chi afferma che avendo abbandonato il contatto con l’etica e la natura, l’essere umano si trova smarrito e in tale stato può facilmente raggiungere una condizione delirante, di degrado psichico-morale, in cui agisce meccanicamente, in preda alla paura e al disorientamento, staccato dal mondo, come se la nostra vita fosse attaccata a un palloncino pronto a scoppiare o a essere catapultato altrove, al primo soffio di tramontana. Nonostante tutti si sia diventati consci dei limiti delle ideologie e dalle religioni, ci si è resi conto che comunque queste facevano da collanti e contenitori alla dispersione, alla confusione e al disagio delle moltitudini. Non a caso negli Stati Uniti si è assistito, soprattutto nel sud (New York è un caso a parte, per certi aspetti una città europea e cosmopolita, lo stesso vale per Baltimora o Seattle, officine di idee) c’è un grande rigurgito di religiosità, dove la gente si riunisce in chiese gigantesche a cantare e a pregare Dio, rasentando spesso un bigottismo che ricorda con amarezza tempi molto lontani, ma ispirati alla ricerca di un centro di gravità permanente e di un nucleo di aggregazione ormai svanito. Oggi la sfida non si gioca più solo sulle competenze, sul lavorare sodo, ma sulla capacità di sopravvivere, di gestire famiglie sempre più difficili, falcidiate da incomprensioni, fraintendimenti e separazioni, dove i figli delegittimano i genitori, considerandoli poco capaci e inadeguati alle nuove sfide. Viviamo un periodo bello e brutto allo stesso tempo. Da una parte l’essere umano, impaurito e assediato, si ritira, altrove attacca, come un predatore senza scrupoli. L’aspetto positivo risiede nell’opportunità di lavorare su se stessi per diventare adulti senza schemi, preconcetti e pregiudizi, per farsi consapevoli e giovarsi di una forza propria e di un’autonomia che generano rispetto e stima, sviluppando nuovi valori in cui democrazia e libertà non siano solo parole vuote, ma il frutto di una meditata maturazione interiore, in cui si sia persa la paura, si acquisti coraggio e si affrontino il futuro con tenacia. E dovremmo pertanto cancellare il termine ‘fallimento’ dal nostro vocabolario. In realtà viviamo di tentativi, alcuni riusciti e altri no. Non possiamo arrenderci, ne va della nostra vita e della nostra felicità, e più si impara a lottare, più si diventa forti, senza chiudersi nella lamentela e nell’alveo della delusione, spesso soltanto alibi per evitare un confronto sempre più difficile, con se stessi e con gli altri, continuando a nutrirsi di antiche illusioni, ormai obsolete. Urge quindi una grande capacità di adattamento, all’insegna di una nuova elasticità mentale, che ci predisponga ad affrontare gli imprevisti, procurandoci gli strumenti per superare momenti di sconforto, trasformando le crisi in opportunità di trasformazione e punti di forza.

