Il narcisismo del condottiero
Il successo di molti leader dipende da uno smisurato narcisismo. E’ il narcisismo a rendere i leader invincibili, in quanto esseri reificati che possono proteggerci come divinità ma non stabilire con noi un rapporto biunivoco d’amore. Essi saranno sempre più in alto, ne ammiriamo il coraggio di esporsi e sappiamo che i leader più amati e duraturi sono stati sempre i più decisi e spesso i più crudeli. Un leader è sempre meno ricco umanamente di chi lo adora e lo ama, ma è la sua disumanità che ci affascina, che lo rende distante e divino. Non stupitevi se baratterà la propria incapacità di amare con una generosità esibita, commuovendosi per questa bontà fittizia. I narcisisti sono molto più astuti degli avari, ostentano regali materiali, offrono fiori, cene, fanno beneficenza, ma pensano sempre a un ritorno d’immagine. Tutte le organizzazioni funzionano nel segno del rispecchiamento. Non a caso alcuni leader sono narcisisti al punto da non conoscere limiti al proprio Io. Il narcisista ha un gran bisogno di sentirsi buono, basta che non gli si chieda nulla di più, e lo si elegga a ruolo di principe benefattore. Attorno a lui tutto deve essere perfetto, principesco, barocco, scenografico e celebrativo. Ama gli eventi, le feste, il grande teatro. Colleziona libri e opere d’arte (visto che non è riuscito a farsi una cultura dentro, ne esibisce una fuori). Accumula cose preziose, ha una moglie premurosa, giovani amanti fissate alla fase orale, e molte dipendenti ammiratrici, o ammiratrici dipendenti, eccitate all’idea di sentirsi grandi, specchiandosi nella sua grandiosità. Il narcisista, spinto da una coazione a vincere e a sedurre, lascerà stuoli di cenerentole cadute sul campo e dalla torre. La zucca non è mai una carrozza (soprattutto quando la zucca è vuota), perché il narcisista erotizza il mondo, dove tutto è desiderabile, dal cibo alle relazioni umane, ogni cosa deve assolutamente essere fagocitata per non sfuggire al controllo del suo potere, una metastasi generata dal corpo come risposta alla paura, all’umiliazione, alla vulnerabilità. Quando alla fase del narcisismo segue il successo, il narcisista comincia ad avere paura che, cadendo la maschera, possa perdere la faccia. Ma perché ci attrae? Forse abbiamo paura del suo successo e del suo potere, ed è per esorcizzare questa paura che accettiamo di venirne sedotti. Vorremmo salvarlo, e ci illudiamo, con lui, che la sua utopia si faccia realtà. Ma la realtà al narcisista interessa relativamente, ciò che gli preme è vincere ogni sfida, sedurre ogni donna, conquistare ogni terra. Se lo fermate si sentirà perduto. Come un attore che ha smesso gli abiti di scena, il narcisista si sente vivo solo sul palcoscenico della vita, per il resto l’esistenza non è altro che preparazione della sfida, perfezionamento delle sua nevrosi, creazione di una maschera perfetta, che lo spingerà perfino a fingere e illudersi di amare, diventando maestro nel corteggiamento. Ed è con questa apparente virilità esibita e fittizia che seduce le sue prede. Seduce per avere un senso. Vi viene in mente qualcuno? .

