Poesie giovanili
OCCHIVERDI
Cammini sulle assi
occhiverdi
sospinta da un sogno
bambino
ora corpo,
ora cuore
afflato,
sudore
tu visionaria,
dipingi
te stessa
sugli altri, scolpisci,
innocente dolore
IO E TE
Ogni notte rapirei la tenerezza
dal tuo cuore
per quello che ti invidio
la non rituale ebbrezza
spontanea
come l’onda dell’amore.
Tu fuoco d’orchidea
e io in te
petalo di tristezza
insieme misto
di profumo e pianto.
Quando ti strappo un bacio
l’anima si ridesta
frugando nei tuoi occhi
poi giù
giù
nella grande notte.
Bianco era il tuo vestito
ed il respiro,
forte,
e quando dormi,
piango.
Io vivo
in fondo
solo per guardarti
e veglio ad occhi aperti
sopra il tuo corpo
quieto.
Non ho nient’altro che
senza fragore
riempia lo spazio intero
del mio corpo
tu, unica amante,
unica verità
dentro il mio mare
morto.
DAI
Questa sera avremo
viva voce e ardore
poi, placida la notte
e silenziosa pace,
esclusiva.
Tu, stele di carne,
eterna addormentata bellezza
nubile, spenta
fragile, quieta
donna senza nome e storia,
tu fuggitiva
figlia di un dio
sorella sei, del vento.
IMPREVISTA
Sepolti i sogni
magri i destini
nuotano in piccole pozze
all’incauto piacer della noia.
Tu lenta sorgi,
con la voce flebile
e il nome di un’altra,
tracci col dito il sentiero
che mi porta alla gioia
tu sola
su quella strada
tra le altre ombre di donna, tu sola
sarai
per me
amore.
GIUGNO
E’ giunta, amore, l’ora infinita
che prelude all’abbandono
senti, ci stiamo perdendo
per lasciare la nostra vita agli altri
quelli che, forse,
verranno dopo di noi
ad amarsi nei nostri letti.
E questa notte sarà gonfia di pianto.
RITI DI PASSAGGIO
Sciamàno,
coscienza stabile
non muove il vento
continuo
delle idee
a oriente
albe e tramonti
son riti di passaggio
via dalla macchina
che violò il mistero.
CAPO D’ORSO
Soffermarsi sul soffio del mare
guglie le onde
frutti che nascondono
l’immenso nostro
mare interno
come spine d’echidna.
Solo al tramonto
l’infinita salina
possiederà il silenzio.
SOFFIO
Bellezza notturna,
lunare
ma come la luna
accieca
di luce riflessa
un giorno,
crudele,
stupita
bellezza
ridendo
scompare.
FRAGILE
Quando si incontrano
i deboli si riconoscono
e si abbracciano felici
per aver inghiottito
l’amaro
dell’altro
leccando quelle lacrime
che scorrono dagli occhi
lucidi, lucidi
Ti prego,
piangimi ancora addosso
e sul tremore della tua pelle
nuda
leccherò le tue ferite fresche
che si rimargineranno,
lievi.
AVIATORE
Caduta libera verso il basso
e poi decollo, virata, sole alto,
avvinco nubi e potere aereo
iniziale squassante vortice
grande spazio di quiete
rinnovata perfezione
ai girasoli, al vento
alla caustiche nate di marzo
alle volubili donne del vanto
alla terra corolla del manto
nevoso d’aprile
foresta mi muovo
non più, non sempre, non vile,
adoro il silenzio che riempie il silenzio
di questo cortile.
TRENT’ANNI
Aperto-chiuso
subisco il destino
uova immature
pregi, paure
sono gli alveoli
e i colori trasudano nebbia
Ecco gli anni
ecco le numerose gioie
sempre qualche ricordo negli occhi
quando ci si accompagna alla notte
qualche minima, lieve, impercettibile
nostalgia
e poi stanchezza
andarsene un’altra volta
senza una ragione che non sia anche vuoto
apparente vuoto di memoria.
L’età della ragione si dispiega e tutto spiega
e impazzisco per la troppa coscienza
del mio, del nostro
vivere maldestro.
CATTIVO TEMPO
Crolla
al rovinoso scroscio della pioggia
l’audacia della stupidità all’azione.
L’attesa semplice
come la terra di settembre
muta colore e all’alba
umida si sveglia
come per caso
al fortuito chiarore
Fiumi dagli argini ingrossati,
odore di piante e d’amore
come in terra di Francia
poesia straripante dai tombini
bacio il presente,
e tutto soltanto
per uno scroscio di pioggia.
FETICCI
Vivrei
su vasti campi
ancora vergini
al percorso della storia,
dove non ci sia
il sibilo dolente delle mode
a colmare
di stupidità
il mistero.
Poveri noi
guerrieri pazzi
isolati, su prati di merda
contro feticci
così grandi
da oscurare il cielo
e da serrarci la lingua
in bocca.
Noi decrepiti
di una saggezza
che ci inchioda
al silenzio.
LA QUIETE
La quiete, vivaddio
esula dal torpore
in solitudine
specchi sognanti
nubi di luci
appacificati destini
nuovi contatti estremi
la quiete, vivaddio
piena salute
vola il pensiero
vola sulle nubi
vocifera brusio
cauta caduta estrema
periferia del corpo
vivo vissuto morto
autarchico il bisogno
scivola vento
aurora, mare e sogna
scivola femminile
guardo rivolto al porto
navigo dissennato
troppo mi sono
sporto.
VARCO
Le strade e le piazze
sono in questi giorni
un banchetto per lo sguardo
in cui le parole
aprirebbero un varco
tra i silenzi degli altri
Teneri abbracci, frettolosi commiati
il tempo freme negli affetti solidi
scambiamo i doni, oggetti baciati
occludendo a tratti
i veri sentimenti
per gli altri.
Vorrei incontrarti oggi
e custodire lieto l’evento
ma il nulla avvolge misteri e invidie
e tra i passanti
sfugge lo sguardo alle vetrine chiare
Sarebbe più semplice scovare una lupa nella tana.
Eccoti, correre incerta, senza sapere
con quanta rabbia rimpiangerai
quei passi rapidi con cui calpesti il mondo
e non mi lasci che un saluto freddo
a occhi bassi, mentre scegli,
cocciuta
ancora e sempre
la solitudine snob
di chi ha paura.
QUASI
Le donne attendono
alle finestre
facendo finta di nulla
poi occhi bassi
risposte e sorrisi
le donne attendono
che i sogni invecchino
in fantasie d’amore
mai sopite
riempite a volte dalla carne
di uomini-quasi.
Quasi simili agli eroi nei sogni
quei pochi che tornano
a baciare la sposa.
Lei mi baciò una volta sola
con la salsedine in gola
perché il ricordo fosse puro
né amico, né amante
solo un piccolo gesto sacro
nato da una visione.
Così l’avventura
sperpera in una notte fino all’alba
il piacere più prossimo all’infinito
che è l’amore
immateriale fuoco
al cristallino e al corpo
dona bellezza e annega le distanze
non teme il vento
e nudo e vero muove le eterne
e mai rimpiante danze.
LA CARNE DELL’ANIMA
Se ti amo, ti bacio
anzi ti lecco
ovunque
sbavo sul tuo corpo
in ogni solco
lacero con le unghie
e i denti
e poi affondo
impavido la lingua.
Così ti parlo d’amore
con la bocca piena di saliva e del tuo odore
pieno, gonfio, fino allo spasimo
no, non lascerò il mio pianto in te
c’è ancora tanto tempo per danzare
ancora tanto tempo
lascio strisce di umida saliva
sul collo, giù dai seni
fino al languido lago del tuo ventre
che pulsa, si gonfia, si scuote,
mentre tu con i piedi mi accarezzi il fiore.
così mi spremi, così mi avrai per sempre
perchè ricorda
si vive una volta sola
e non è mai
abbastanza.
OPS
Bucare il soffitto
perdersi
avvinghiarsi a un’idea
conquistarsi completamente
avventurarsi
muoversi instancabilmente
ergersi supremi
sul fianco malato
delle cose.
Primavere sovrapposte
agli autunni
caduche atmosfere
scene giocate, ardite
luoghi brucianti
di ardore circospetto
spietato dei viandanti
spleen maledetto
tra Praga e Parigi
lingue e languori
delitti d’amori
perduti e mai ritrovati
se non sincopi brevi
kamasutra dei sogni
dai corpi ai legni
le orchestre plagiate
di donne con volontà
chissà perché
desiderate
per ricoprire
vuoti di memoria
vuoti di verità
vuoti di storia.

